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Il Museo è nato dall'esigenza di proteggere in un unico luogo opere d'arte, arredi, paramenti sacri, ex voto, candelabri ed altri oggetti che si trovavano nelle chiese di campagna, abbandonate durante l'esodo verso la città degli anni '60. Il Museo è dedicato a Beato Angelico, che, come Giotto, è nato a Vicchio. Il percorso museale è costituito da sette sale, ognuna legata ad un tema specifico del manifestarsi della religiosità popolare nelle campagne, dagli illustri e ricchi committenti delle opere d'arte alle processioni e pellegrinaggi dei contadini dei vecchi tempi. Per quanto riguarda le opere d'arte ospitate dal museo, di particolare interesse sono un'Annundazione del Furini e la Sacra Famiglia dello Hughford. Vi si trovano, però, anche opere che attraggono l'interesse del visitatore per qualche particolare curioso ad esse connesso. Una pala del '400 di Neri di Bicd, raffigurante la "Madonna in trono con Bambino", ad esempio, ci illustra come nei secoli si fossero manifestati cambiamenti nel culto dei santi. Nella versione attuale la Madonna è attorniata da Santa Caterina e da San Domenico, ma, attraverso un esame radiografico effettuato durante un recente restauro, si è scoperto che nell'opera di Neri di Bicd San Domenico era San Girolamo, mentre Santa Caterina era San Ludovico di Tolosa. Santa Caterina e San Domenica altro non sono che un'aggiunta settecentesca che copre e nasconde sotto uno strato di pittura a piombo le figure dei santi quattrocenteschi, San Girolamo e San Ludovico di Tolosa, voluti da Neri di Bicci o dal suo committente. Un'altra curiosità ci è fornita dalla storia che, secondo la leggenda popolare, starebbe alla base dell'esecuzione dell'affresco della "Madonna del Latte", ad opera di un Maestro di Signa. L'affresco è stato staccato dal tabernacolo di Rupecanina a Vicchio. La leggenda narra che una giovane madre era morta di parto e che la nonna non sapeva come nutrire la creaturina che stava morendo per mancanza di latte. Dopo aver bussato invano a numerose porte senza ottenere il latte per il bambino, si era abbandonata alla disperazione ad occhi chiusi, mormorando frasi senza senso. Improvvisamente un uomo malvestito con una capra vicino a se la riscosse dal torpore e le donò l'animale che per lui era solo d'impaccio, in quanto egli veniva dalla Maremma ed era diretto alle Alpi, ma la capra era zoppa e rallentava il suo cammino. Il neonato ebbe così latte in abbondanza per crescere sano e forte. La donna riconobbe nel viandante l'effige del Divino e fece erigere in suo onore il tabernacolo di Rupecanina. Nel Museo è possibile ammirare anche un tabernacolo completo. Il Mugello è un territorio ricchissimo di tabernacoli, se ne possono trovare di moltissimi tipi, da quelli con struttura architettonica ben progettata ed affrescati, come quello presente nel museo, a quelli improvvisati sul tronco di un albero. Il tabernacolo rappresentava un invito alla sosta, alla riflessione e alla preghiera. La cultura cristiana ha ereditato il tabernacolo dalla taberna, una particolare tenda o baracca di legno dell'esercito romano, raffigurante le divinità pagane, dalle quali il comandante traeva buoni auspici per le manovre della battaglia. Una vasta sezione del museo è dedicata agli oggetti provenienti dalle Compagnie e dai peHegrinaggi, croci stazionali, lanterne, ombrellini, stendardi processionali ed altro. L'ombrellino era usato in segno di riverenza per coprire il sacerdote che portava il Sacramento; la lanterna venne usata in sostituzione dei ceri sui candelabri portatili. Le Compagnie di fedeli, nate originariamente con lo scopo di mutuo soccorso, erano talmente radicate sul territorio che il Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo, per timore del loro enorme potere locale decise di sopprimerle nel 1785, ma soltanto cinque anni dopo dovette ripristinarle, pena la rivolta popolare. Le Compagnie più importanti erano quelle del Santissimo Sacramento, ma molto diffuse erano anche quelle mariane, che, come dice la parola, veneravano l'immagine della Madonna. Le Centurie erano una categoria a parte, in quanto erano nate per assicurare ai confratelli la cura per il momento del trapasso e messe a suffragio dopo la morte. Ogni Centuria aveva cento iscritti e ciascun fratello poteva contare su novantanove messe in suffragio dopo la sua morte. I nomi delle Centurie sono significativi per comprenderne la funzione, ad esempio Compagnia dell'Agonia, Compagnia della Buona Morte, Compagnia delle Anime del Purgatorio. I pellegrinaggi venivano organizzati dalle Compagnie, in particolare verso i santuari Madonna di Boccadirio e Madonna del Sasso, dove la seconda domenica di maggio vi confluivano i popoli della Val di Sieci e della Val di Sieve. Partivano all'alba, rigorosamente a digiuno, e camminavano per ore dietro lo stendardo della Compagnia, ornato di spighe di grano o di ciliegie. Le processioni venivano organizzate per lo più per le feste religiose di primavera, durante le quali era effettuata la "rogazione", un particolare rito religioso che assicurava la benedizione divina al campo. Il sacerdote vestiva paramenti violacei e spandeva incenso durante la preghiera. Durante le processioni i tabernacoli e le croci erano ornati con fiori di campo, asciugamani ricamati del corredo e candele. In testa al corteo stavano i bambini ed i ragazzi, uno dei quali portava la croce, seguiti dalle donne e dal sacerdote. Gli uomini stavano in coda. Durante la rogazione si coglieva l'erba della Madonna, un'erba grassa che veniva posta dietro i quadri della Madonna a mo' di olivo benedetto. Il Museo presenta anche una ricostruzione di una Sagrestia ("Sagristia"), un locale annesso alla chiesa ed adibito alla preparazione alla Messa e alla vestizione dei sacerdoti. Un estratto dall'Enciclopedia Cattolica del 1953 ci trasmette come tali locali fossero regolamentati:"Non debbono mancare arredi di ampiezza e numero sufficiente per poter contenere paramenti, libri liturgici ed arredi sacri. E' prescritto un lavabo. Deve trovarvisi anche un inginocchiatoio con la tabella delle preghiere per la preparazione e il ringraziamento alla Messa". Di grande fascino è anche la possibilità di sedersi al tavolo di un archivio parrocchiale e consultare brani tratti da diari di parroci, visite pastorali ed elenchi di matrimoni, battesimi, funerali, celebrati nelle Pievi della zona nel '7O0 e '800.
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